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  • Riscaldamento globale

    Riscaldamento globale. Cinque modi per estrarre CO2 dall'atmosfera

     

     

     

     

    Per rimanere entro la soglia dei +1,5 °C come auspicato dal Rapporto Speciale dell'IPCC, occorrerà rimuovere attivamente anidride carbonica dall'aria. Alcune tecniche economiche e già collaudate permettono già di farlo: ecco quali sono. Dagli ultimi rapporti globali sul clima emerge in modo chiaro che, se vogliamo provare a mantenerci al di sotto della soglia limite di un grado e mezzo in più dall'Era preindustriale (ma anche al di sotto dei +2 °C), non basterà ridurre o eliminare del tutto le emissioni di CO2: occorrerà provare a rimuoverla attivamente dall'atmosfera. Poiché l'anidride carbonica è il gas serra che rimane più a lungo nell'aria che respiriamo, bisognerà generare "emissioni negative". Esistono però alcune cose che possiamo fare già ora, facilmente e in sicurezza: un nuovo rapporto delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine americane elenca cinque di queste strategie, economiche (richiedono tutte dai 20 ai 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 catturata e stoccata) e già applicabili su larga scala.

    1. CARBONIO BLU. Con questo termine si indica l'anidride carbonica atmosferica immagazzinata dagli ecosistemi costieri, in particolare mangrovie, aree paludose salmastre e praterie sottomarine. Queste zone umide trattengono la concentrazione più alta di carbonio per unità di spazio di tutto il Pianeta, ma sono minacciate da innalzamento del livello dei mari, sovrappopolazione e utilizzo di terre a scopo agricolo.

    2. PIANTARE ALBERI. L'importante è scegliere quelli più adatti a sequestrare CO2, e farli crescere su terreni salvati dal degrado.

    SALVAGUARDARE LE FORESTE. Inutile piantare nuovi alberi se non riusciamo a proteggere quelli che abbiamo già. Anche questa attività costerebbe meno di 20 dollari a tonnellata e potrebbe avere un forte impatto sulla quantità di CO2 sequestrata. Oltre a difendere le aree verdi protette si tratterebbe, per esempio, di ripopolare i boschi colpiti da incendio, e di prolungarne la vita anche quando se ne estrae legname: per esempio, destinando il materiale raccolto in oggetti di lunga un durata, anziché in biomasse da bruciare.

    BUONE PRATICHE AGRICOLE. Implementare alcune buone abitudini nella lavorazione dei terreni non solo può aiutare a catturare maggiori quantità di carbonio, ma aumenta la fertilità del suolo e riduce gli sprechi d'acqua. Si potrebbero piantare colture di copertura (cover crop: colture erbacee intercalari) nelle aree di terreno sgombre da coltivazioni da reddito.

    5. UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA BECCS. La Bio-energy with carbon capture and storage (BECCS) consiste nel coltivare piante particolarmente capaci di assorbire CO2, bruciarle per ricavare energia e catturare l'anidride carbonica della combustione in depositi geologici sotterranei permanenti. Finora questo metodo è stato scartato per la grande quantità di terreno che richiede.

     
  • 9 Motivi per cui l’inglese è la lingua dominante

    Alcuni motivi che ci fanno capire perché la lingua inglese é dominante.

    Ovunque andiate nel mondo troverete qualcuno che parla inglese. Ma quando e perché l’inglese è diventato di fatto la lingua comune dall’Inghilterra alla Polinesia francese? Ecco alcuni motivi.

    1. È la lingua più comunemente parlata al mondo. A seconda di come si conta, in aggiunta ai circa 400 milioni di madrelingua, l’inglese è compreso e/o parlato da 1-1.6 miliardi di persone. Con più di un quarto della popolazione mondiale che parla questa lingua, c’è sempre qualcuno con cui esercitarsi.

    2. È la lingua del commercio internazionale Poiché le grandi aziende internazionali hanno le loro sedi prevalentemente nei distretti finanziari di Regno Unito e Stati Uniti, l’inglese è da molto tempo la lingua ufficiale del commercio.

    3. La maggior parte dei film è in inglese
    Hollywood è il fulcro dell’intrattenimento globale, quindi è naturale che l’inglese sia diventato la pima lingua dell’industria cinematografica. È vero, spesso i film sono doppiati, ma sono molto meglio nella loro lingua originale.

    4. È facile da imparare
    Questo varia a seconda del vostro interlocutore, ma è generalmente riconosciuto che l’inglese non è tra le lingue più difficili con cui destreggiarsi. I vocaboli sono facili da comprendere e la sua relazione con molte delle altre lingue implica che chi le parla possa capire da dove provengono i concetti in inglese.

    5. È collegata a moltissime altre lingue
    L’inglese ha una storia lunga e affascinante che comprende guerre, invasioni e influenze da tutto il mondo. I popoli che hanno contribuito a dare forma all’inglese odierno includono i Romani, i Vichinghi e i Francesi. Si tratta quindi di una lingua ibrida, che comprende elementi di latino, germanico e lingua romanza.

    6. Puoi dire la stessa cosa in molti modi differenti
    Una delle caratteristiche migliori dell’inglese è la flessibilità: spesso potete trovare molti modi diversi per spiegare la stessa cosa grazie all’ampio vocabolario. A quanto pare ci sono più di 750.000 parole (a seconda di come le si conta, alcune stime generose arrivano a contarne 1 milione) e se ne aggiungono di nuove ogni giorno. (vedi il punto 8)

    7. Suona diversamente intorno al mondo
    Uno sviluppo ancora più recente nell’evoluzione dell’inglese è la comparsa di vari dialetti tra le nazioni in cui l’inglese è la lingua madre. Regno Unito, Australia e America hanno modi diversi di parlare e fare lo spelling, influenzati da eventi culturali e storici che hanno dato forma al loro sviluppo.

    8. È molto flessibile
    Chi impara l’inglese come seconda lingua spesso nota quanti modi diversi ci siano per dire la stessa cosa. Questo succede perché l’inglese non discrimina, lo si può usare come si vuole. Paesi come Singapore hanno preso a cuore questo concetto, inventando un inglese totalmente nuovo chiamato “Singlish” che ha assorbito aspetti di altre lingue, come il cinese e il malese.

    9. Continua a cambiare
    Selfie. Bae. Smasual. Tutte queste parole sono nuove nella lingua inglese ma sono già diventate parte integrante del lessico. Più che in ogni altra lingua, l’inglese continua a evolversi e ad assorbire parole nuove che si espandono, spesso senza bisogno di tradurle, anche in altre lingue. 

     
  • Artigianato in Calabria

    Artigianato in Calabria


    L'artigianato calabrese ha origini antichissime ed associazioni corporative molto remote. Nel settore degli strumenti musicali ha toccato, in piccoli centri come Bisignano, espressioni massime con generazioni di liutai che sin dal `700 costruiscono chitarre da concerto, mandolini ad arpa, e soprattutto violini, uno dei quali si vuole sia stato acquistato persino da Giuseppe Verdi. È tuttavia la produzione d’oggetti in ceramica in primo piano nell'artigianato calabrese. Botteghe di ceramisti sono diffuse in parecchi centri, da Altomonte a Gerace, Belcastro, Squillace, Seminara e Palmi. A Locri si sfornano ancora "pinakes" come quelle antiche e lucerne ed anfore con testa; a Squillace "orialori" e "salaturi"; a Gioiosa Jonica e Roccella "cuccume" e "quartarelle"; a Soriano vasi da giardino e tegole.
    Anche l'artigianato del legno in Calabria è dei più antichi ed illustri sostenuto dalla ricchezza di legname aspromontano e dalla maestria degli operatori, molto bravi nell'intagliare, scolpire, intarsiare, tornire. Rogliano è un centro rinomato di quest’artigianato artistico con specialisti in bassorilievi e sculture per le chiese. In provincia di Reggio esistono ancora delle botteghe per la lavorazione della radica e la produzione di ottime pipe.
    Altro prodotto caratteristico è rappresentato dalle coperte di ginestra che cambiano di tonalità ad ogni mutar di stagione. Rinomati sono anche i tessuti e i ricami delle donne di Tiriolo, in provincia di Catanzaro, di cui sono arcinote le "vancole", scialli di lana a strisce anch'esse a colori. Anche in altri centri ferve la produzione, senza dimenticare Longobucco, famosa per gli arazzi, e San Giovanni in Fiore, dove si fanno tappeti di lana in grado di competere con quelli orientali. Fra tanti "maestri", in Calabria ci sono anche quelli del ferro battuto e orafi ed argentieri, tra cui il Principe degli orafi calabresi moderni Gerardo Sacco: le sue artistiche creazioni sono note in tutto il mondo. Altra attività artigianale tipica, anche se secondaria, è quella dei cestai, un lavoro molto diffuso a Soriano, da dove, in occasione delle feste locali, i cestai invadono i centri della regione con i loro prodotti tipici: canestri e cestini rotondi ed ovali di vimine. Un sapere antico che si rinnova con la stessa passione da secoli, immutato nei gesti e nello spirito e che tramanda le opere di un popolo laborioso e abile.

    (www.turiscalabria.it)

     
  • Borghi fantasma

    Viaggio tra i borghi abbandonati in Calabria

     

     

     

    In Calabria ci sono molti borghi ormai abbandonati e molti anche difficili da raggiungere. Questi sono posti pieni di storia e di bellezze. Eccone alcuni:

     

    - Pentadattilo, frazione di Melito di Porto Salvo, si staglia su un panorama mozzafiato che domina la punta estrema della Calabria. Da questa altura è possibile scorgere l’Etna e il territorio siciliano che circonda il vulcano. Il borgo ormai abbandonato, ma in fase di recupero, è sovrastato da un’altura che assomiglia a una gigantesca mano con le cinque dita protese verso il cielo. Da qui il nome di Pentadattilo. Oggi il borgo, dove regna pace e tranquillità, è oggetto di recupero per finalità turistiche. Solo ultimamente nel borgo sta risorgendo una serie di attività: artigiani locali hanno aperto alcune botteghe per la vendita dei propri prodotti.

    - Africo. La storia di Africo Vecchio è legata alla terribile alluvione del 1951. Il paese venne distrutto dall’acqua e gli abitanti abbandonarono l’antico borgo trasferendosi a pochi chilometri di distanza fondando un nuovo villaggio, dallo stesso nome, dove tutt’oggi vivono i discendenti del vecchio paese abbarbicato sull’Aspromonte. Prima della fatidica alluvione Africo fu protagonista di importanti reportage, pubblicati dall’Europeo e oggetto di cinedocumentari, che verificavano lo stato di arretratezza del “paese della perduta gente” o “il più isolato borgo dell’Apromonte”. Il comune di Africo ha la caratteristica di essere diviso in due porzioni a notevole distanza l'una dall'altra. La prima delle due è una piccola enclave nel comune di Bianco, la seconda invece si trova sulle pendici dell'Aspromonte, ove rimangono i ruderi dei borghi di Africo Vecchio e Casalnuovo.

    Panduri. Borgo pieno di fascino e mistero, Panduri, nella provincia di Reggio Calabria, era nel XVI secolo un villaggio vivo e dinamico dove monaci e contadini strinsero un forte sodalizio che sfociò nella divulgazione di tecniche avanzate di allevamento e coltivazione. Agli inizi del Cinquecento un devastante terremoto comportò un’emigrazione di massa dei pochi sopravvissuti al cataclisma. Oggi le vittime di quel tragico evento avvenuto secoli fa vengono ancora ricordate in occasione della processione della Madonna di Panduri. Nelle viscere del borgo, ben nascosta tra anfratti e cavità si nasconderebbe l’accesso a una misteriosa caverna protagonista di strani fenomeni magnetici.

    - Papaglionti . Abbandonata dopo la terribile alluvione del 1952, Papaglionti, borgo fantasma situato nella provincia di Vibo Valentia è oggi tappa d’obbligo per chi intende visitare l’antico insediamento rupestre di Zungri, villaggio che affonda radici nella preistoria. Presso l’antico villaggio è possibile osservare i resti del Castello Francese e della chiesa di San Pantaleone che testimoniano il passato vivace del borgo.

     
  • La prima macchina per pulire gli oceani

    E' pronta la macchina di Slat per pulire gli oceani!

    Sono passati cinque anni da quando Slat, appena diciannovenne, ha lasciato gli studi in ingegneria aerospaziale per dedicarsi alla sua missione, pulire gli oceani dalla plastica. Il ragazzo prodigio olandese ha fondato la ong Ocean Cleanup e ha progettato una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche. Il macchinario chiamato Ocean Array Cleanup è pronto per essere testato sul campo. Entro poche settimane l’Ocean Array Cleanup salperà da San Francisco diretto verso il Great Pacific Garbage Patch, la grande isola di plastica che galleggia nell’oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii. Il sistema è composto da una catena di barriere galleggianti della lunghezza di due chilometri e poste in favore di corrente, senza reti, che convogliano la plastica verso piattaforme che fungono da imbuto. Una volta al mese circa una barca andrà a raccogliere i rifiuti convogliati verso la parte centrale della macchina. L’obiettivo di Boyan Slat è di raccogliere circa 5mila chili di plastica durante il primo mese di funzionamento e di smaltire entro cinque anni almeno la metà del Great Pacific Garbage Patch. L’impatto ambientale del macchinario sarà minimo, sfruttando le correnti non necessita infatti di energia per raccogliere la plastica.