Pillole d’arte: Bernini

Gian Lorenzo Bernini è stato uno scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano. E’ nato a Napoli il 7 dicembre del 1598. È uno dei personaggi dominanti del Seicento italiano, principale interprete del fasto cattolico della Chiesa e dell’aristocrazia romana. Lavorò quasi esclusivamente a Roma, da cui si allontanò per pochi mesi nel 1665, chiamato a Parigi per il rinnovamento del Louvre (i suoi progetti non vennero però realizzati). Ebbe la sua prima educazione artistica sotto la guida del padre Pietro e si formò a Roma (dove la famiglia si era trasferita nel 1605), sommando il virtuosismo tecnico del tardo manierismo allo studio del naturalismo ellenistico, le suggestioni dei grandi maestri del Cinquecento al classicismo della pittura dei Carracci in una rinnovata e originalissima visione. Tale formazione appare evidente nelle sculture conservate a Roma alla Galleria Borghese: Giove fanciullo e la capra Amaltea (ca. 1615), per molto tempo scambiata per opera ellenistica; il gruppo Enea, Anchise e Ascanio (1618-19), ritenuto da alcuni studiosi opera del padre; Plutone e Proserpina (1621-1622), che riassume l’esperienza manieristica; David (1623), in cui non viene esaltato l’eroe, ma lo sforzo del corpo teso nel lancio della pietra in una scattante posa a spirale; Apollo e Dafne (1622-25), un vero prodigio tecnico per la levità delle figure colte in corsa, liberissime nello spazio, per l’abilità della lavorazione del marmo che pare cera traslucida nella resa della metamorfosi della ninfa. Si capisce così come Bernini non sia affascinato dalla realtà sconvolgente delle cose, come Caravaggio, ma dalla loro mutevole e fuggevole apparenza in uno spazio aperto e dinamico.
Inizia in seguito la lunga serie di opere per S. Pietro , che occupò l’artista per più di quarant’anni nella difficile e delicata impresa della definitiva sistemazione dell’edificio: il primo lavoro è il famoso baldacchino (1624-33).
Se i lavori per S. Pietro, che comprendono anche la scenografica Scala Regia (1664-67) e il gruppo di Costantino a cavallo, possono costituire una sorta di filo conduttore del percorso artistico di Bernini, vastissima fu la sua attività in Roma, tanto che organizzò una vera équipe di aiuti, tra i quali era anche il fratello Luigi. Risulta dalle sue opere, in cui architettura e scultura sono inscindibilmente fuse, che egli è l’artefice principale delle fastose scenografie della Roma barocca, sia in senso letterale, poiché dà canovacci per opere di teatro, allestisce spettacoli, macchine sceniche, addobbi per feste, sia, soprattutto, per la sua concezione di uno spazio in cui uomo-natura-architettura-scultura sono in continua e mobile relazione: si pensi alle fontane delle Api (1644), del Tritone (1642-43) e soprattutto a quella dei Fiumi (1648-51), che rende vibrante di colori e di suoni la cavità di Piazza Navona. Tra le molte altre opere bisogna ricordare almeno: il palazzo Barberini, dalla scenografica facciata; il palazzo di Montecitorio, con l’uso naturalistico della pietra viva; la Verità discoperta dal Tempo (1646-52, Roma, Galleria Borghese); la Beata Ludovica Albertoni (1674, Roma, S. Francesco a Ripa) dall’accentuato patetismo controriformistico; le chiese di Castel Gandolfo e di Ariccia (1658-61 e 1662-64).