Cinema: Quentin Tarantino

Quentin Jerome Tarantino nasce nel Tennessee il 27 marzo 1963. E’ un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense. Non conobbe mai il padre dato che lasciò la madre prima che lui nascesse. All’età di due anni, si trasferì con la madre a Torrance, in California, dove in quello stesso periodo Connie conobbe e sposò il musicista Curt Zastoupil, con cui il giovane Quentin instaurò un forte legame. Fra l’altro, fu proprio con il padre adottivo che Tarantino andò a vedere al cinema Bambi, l’unico film che lo fece spaventare in vita sua. Nel 1971 la famiglia traslocò a El Segundo, nell’area di South Bay di Los Angeles e in questi anni Tarantino si appassionò agli spaghetti-western, diventando grande fan di Sergio Leone.
Studiò recitazione presso lo Actors’ Shelter di Allen Garfield, a Beverly Hills, ma i suoi interessi si spostarono gradualmente dalla recitazione alla scrittura di sceneggiature e alla regia.
Nel 1986, mentre ancora lavorava ai Video Archives, Tarantino tentò per la prima volta di vestire i panni del regista iniziando a girare un film che avrebbe dovuto intitolarsi My Best Friend’s Birthday, su una sceneggiatura scritta dallo stesso Tarantino insieme all’amico e collega Craig Hamann. Tutti i membri del cast e della troupe erano anch’essi dipendenti dei Video Archives e parteciparono al progetto finanziandolo con 6.000 dollari, detratti dai loro stipendi, all’epoca circa 7 dollari all’ora.
Tarantino ottenne per la prima volta un grande successo vendendo per 50.000 dollari la sceneggiatura di Una vita al massimo (True Romance), scritta nel 1987 insieme a Roger Avary, da cui venne realizzato nel 1993 il film con Patricia Arquette e Christian Slater, per la regia di Tony Scott.
Nel 1989 scrisse la sceneggiatura originale di Assassini nati – Natural Born Killers, venduta per 400.000 dollari e portata sul grande schermo nel 1994 da Oliver Stone e nel 1990 scrisse Dal tramonto all’alba (From Dusk Till Dawn), poi diretto nel 1995 da Robert Rodriguez, in cui Tarantino ebbe anche un ruolo da attore protagonista al fianco di George Clooney e Harvey Keitel.
Negli anni 90 la vendita delle sue prime opere lo mise sotto la luce dei riflettori. A un party a Hollywood incontrò il produttore Lawrence Bender, che incoraggiò Quentin Tarantino a continuare a scrivere sceneggiature. Il risultato di quell’incontro fu Le Iene.
Il successo di Pulp Fiction, la sua seconda pellicola, fu ancora più eclatante del debutto: il film si aggiudicò la Palma d’oro al Festival di Cannes 1994 e alla cerimonia dei Premi Oscar 1995 vinse la statuetta per la miglior sceneggiatura originale, anche questa volta scritta insieme a Roger Avary. Pulp Fiction ricevette anche la candidatura a miglior film. Fu una rivoluzione per il cinema indipendente.
In seguito scelse tre registi tra i suoi ex-compagni di corso al Sundance Film Institute: oltre a Rodriguez, Allison Anders e Alexandre Rockwell, per girare Four Rooms, un film diviso in quattro episodi ciascuno scritto e diretto da un regista diverso, ma tutti legati tra loro, come omaggio alla Nouvelle Vague francese.
Nel 1997 diresse Jackie Brown, il suo primo film basato su una trama non originale, adattata dal romanzo Punch al rum (Rum Punch) di Elmore Leonard, uno degli scrittori preferiti del regista.
Arriviamo agli anni 2000 con altri due capolavori: Bastardi senza gloria e Kill Bill. Le riprese di Kill Bill iniziarono nel 2002, a causa della gravidanza della Thurman. In corso di lavorazione sforarono sia il budget sia la lunghezza. La Miramax chiese a Tarantino di accorciare il film, ma il regista si oppose e decise di dividerlo in due parti: Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2. L’opera è stilisticamente abbagliante e derivativa rispetto alle fonti più disparate, dai film di kung fu di Hong Kong alle serie televisive, dai revenge movies ai chambara movies, agli spaghetti-western.
Altri titoli che tutti sicuramente avrete sentito sono Grindhouse e Django Unchained.
L’ultima fatica del regista è C’era una volta a… Hollywood, uscito da poco nelle sale italiane. Agli spettatori Tarantino offre un’esperienza differente, imbarcandoli nella sua nostalgia e nella deambulazione urbana piuttosto che costruire intrighi esplosivi. Per la prima volta rinuncia alla cavalleria, evocando con riguardo e pudore il soggetto che gli sta più a cuore: il suo amore per il cinema. C’era una volta…a Hollywood è un film intimo e contemplativo, lisergico e (incredibilmente) lineare su un’età dimenticata, perduta, sul cinema della sua infanzia, quello che lo ha innamorato perdutamente.