Pentedattilo: il borgo fantasma

 

In provincia di Reggio Calabria si trova un piccolo borgo incastonato tra le montagne dell’aspromonte della costa jonica.  Il suo nome è Pentedattilo (che deriva da penta + daktylos = cinque dita.) Un piccolo paesino legato a leggende di fantasmi e storie di amori traditi dove il tempo sembra essersi fermato. 
Pentedattilo è uno dei borghi più pittoreschi e misteriosi dell’intera Calabria, ed il suo fascino catturò la sensibilità anche di artisti stranieri, come il viaggiatore inglese Edward Lear  incantato dalle “meravigliose rocce scoscese di Pentedattilo” e il litografo olandese Maurits Cornelis Escher che dai numerosi disegni realizzati su Pentedattilo trasse quattro splendide incisioni.
In tempi recenti il “paese fantasma” sta rinascendo grazie alle iniziative promosse dall’Agenzia Borghi Solidali, che ha consentito di avviare nelle vecchie casette del borgo importanti attività: la rete dell’ospitalità diffusa, il museo delle tradizioni popolari, mostre, laboratori didattici, botteghe artigiane. Inoltre, ogni estate l’antico borgo e il suo anfiteatro sono una delle tappe più importanti del prestigioso festival itinerante Paleariza, magnifica celebrazione musicale delle antiche radici della cultura grecocalabra, che accoglie da quasi venti anni migliaia di persone, muovendosi tra Pentedattilo, Melito Porto Salvo, Bagaladi, Condofuri, Roghudi, San Lorenzo, Bova, Palizzi, Bova Marina, Staiti e negli ultimi tempi anche Cardeto, Montebello Jonico e Roccaforte del Greco. Ed ancora, nella magica atmosfera di Pentedattilo si svolge, solitamente tra agosto e settembre, il festival internazionale di cortometraggi “Pentedattilo Film Festival” che accoglie ogni anno artisti da ogni parte del mondo.
La leggenda di Pentedattilo ruota tutta intorno al castello, – oggi quasi completamente distrutto da terremoto, alluvioni ma anche, dalla mano dell’uomo (in tempi carestia gli abitanti utilizzarono alcune parti per autocostruirsi le case) – e alla strage degli Alberti. Protagonisti due nobili famiglie: gli Alberti appunto, marchesi del borgo e gli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico, altro paesino vicino.
Si narra che la notte di Pasqua del 1686 le due famiglie furono protagoniste di una strage sanguinaria. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti. La donna però fu chiesta in sposa e concessa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. Questa notizia indusse l’ira passionale del barone che la notte di Pasqua entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti tranne dell’amata e del futuro sposo.
Bernardino prese in ostaggio entrambi e costrinse Antonietta a sposarlo. Ma il vicerè Cortez, inviò una sua spedizione per vendicarsi e dopo aver liberato Don Petrillo,fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta, a Vienna poi l’uomo entrò nell’esercito e la donna in convento di clausura.
La strage porta con séaltre leggende come quella che, nelle notti di vento, tra le gole della mano del Diavolo si possono udire le urla di dolore di Lorenzo Alberti.